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Riforma costituzionale, Roberto Benigni voterà sì: “Ma non era la più bella del mondo?”

L'esponente del PCdI fermano Giorgio Raccichini critica il comico toscano: "Costituzione verrà stravolta. Difendere principi liberali"

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Roberto Benigni

Recentemente Benigni, il noto comico, ha affermato che voterà “sì” al referendum costituzionale, cioè sosterrà le riforme volute dal Governo Renzi. La presa di posizione del toscano potrebbe meravigliare, visto che lo stesso qualche anno fa sosteneva, imbastendoci una trasmissione televisiva, che il testo costituzionale della nostra Repubblica è il più bello del mondo.

Già di per sé affermare che la Costituzione italiana è la più bella del mondo è un azzardo da istrione del palcoscenico: mi potrei sbagliare, ma non penso che il comico conosca a menadito le leggi fondamentali di ogni Stato del mondo.

Comunque sia, ammesso che Benigni abbia una conoscenza così vasta, più che alla “bellezza” della nostra Costituzione bisognerebbe fare attenzione al suo stato di salute, che oggi lascia particolarmente a desiderare: per decenni si è tentato di frenare l’applicazione del testo costituzionale, specialmente nelle parti economicamente e socialmente più avanzate, quelle che affermano piuttosto esplicitamente non solo la dignità del lavoro e l’esigenza dello Stato sociale, ma anche la prospettiva della partecipazione massiccia delle classi lavoratrici alla direzione politica dell’Italia.

Entrato in crisi, in seguito ad una degenerazione interna, il PCI, che all’applicazione della Costituzione intesa come passaggio obbligatorio alla transizione socialista ha orientato la sua azione politica, le élite del nostro Paese si sono via via indirizzate, con sempre maggiore decisione, verso le modifiche costituzionali. Sarebbe assurdo dire che la Costituzione non può essere modificata, come se fosse un’icona da esporre in qualche chiesa o nelle bacheche di un museo di arte sacra. Tuttavia, per chi ragiona avendo un briciolo di cognizione storica, le modifiche possono favorire alcune classi sociali rispetto ad altre, possono cioè garantire il potere e i profitti dei grandi gruppi finanziari e dei loro servitori politici oppure possono affermare con più forza il benessere delle masse lavoratrici, cioè della stragrande maggioranza delle persone e delle famiglie.

La riforma costituzionale approvata da Renzi riduce gli spazi democratici, stabilizza il quadro politico a favore di chi detiene la ricchezza e vorrebbe apportare modifiche sostanziali alla prima parte della Costituzione, quella in cui si parla di lavoro e lavoratori, e agli stessi principi fondamentali. È vero, la storia ha dimostrato che è facile, in certe condizioni della lotta politica, aggirare il testo costituzionale laddove questo promuove il benessere dei lavoratori; ma rappresenta pur sempre un programma pericoloso per chi guarda esclusivamente alla tutela dei profitti delle grandi imprese e della finanza. Un Senato ristretto, praticamente non elettivo, in mano a partiti che basano la loro forza sul controllo dei media e sulla disponibilità di risorse economiche offerte da ricchi e potenti sostenitori, e avente voce in capitolo sulle modifiche costituzionali; in aggiunta a questo Senato riformato, una Camera dei deputati saldamente in mano ad un unico partito e al suo capo in virtù di una legge elettorale palesemente anticostituzionale: mescolate questi due ingredienti e avrete in poco tempo un assetto istituzionale capace di stravolgere ogni parte della Costituzione italiana.

Se Benigni non capisce che la Costituzione da lui definita “la più bella del mondo” sarà stravolta in seguito alle riforme istituzionali, vuol dire o che non ha capito un bel nulla della riforma renziana o che sono passati i tempi in cui l’antiberlusconismo di maniera garantiva notorietà e tornaconti economici ed è pertanto necessario trovare lo sponsor poltico oggi più in voga.

Di certo, vista la mobilitazione di gran parte dei media e degli intellettuali tra le schiere dei picconatori di ciò che rimane della Costituzione del ’48, l’impegno che bisognerà profondere a favore del “no” dovrà essere intenso come non mai. Noi Comunisti siamo chiamati a difendere, per l’ennesima volta, principi politici liberali – centralità del Parlamento, “una testa un voto” – che i sedicenti liberali, i “moderati”, hanno gettato a mare. Come scrisse il compagno Interlenghi: “Per anni ci hanno raccontato che i moderati sono coloro che meglio possono risolvere i conflitti sociali ed i problemi economici: è tutto falso! I moderati sono coloro che hanno colpito al cuore la nostra libertà. La democrazia non si salva tappandosi occhi, orecchie e bocca ma urlandola in faccia a coloro che l’hanno voluta distruggere”.

Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo

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